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La psicoterapia sistemico-relazionale: il senso del sé nelle relazioni.

  • vivianivittoria
  • 16 giu 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 4 set 2025

La psicoterapia sistemico-relazionale si fonda sul principio che la persona non può essere compresa isolatamente, ma solo nel contesto delle relazioni significative in cui è immersa, nel qui-e-ora e lungo il suo percorso di vita.

Secondo l’approccio sistemico, il disagio psicologico non è il sintomo di un "qualcosa che non va” alla persona, ma un segnale che il sistema relazionale non funziona più in modo armonico. Tale visione nasce negli anni '50 e '60, con lo sviluppo della teoria generale dei sistemi (von Bertalanffy, 1968) e della cibernetica (Wiener, 1948), che hanno influenzato profondamente la terapia familiare e i modelli di comunicazione (Watzlawick, Beavin, & Jackson, 1967).

Nel modello relazionale, i sintomi vengono letti come tentativi di mantenere un equilibrio all'interno delle relazioni, anche se a un prezzo personale elevato. Non si tratta, quindi, di qualcosa “da eliminare”, ma da comprendere, ascoltare e rinarrare.


“Ogni comportamento ha senso se inserito nel suo contesto relazionale.”

L. Boscolo & G. Cecchin (1988)


La famiglia e le relazioni come sistema narrativo

La famiglia, per esempio, è considerata un sistema vivente, dotato di una propria storia, linguaggio, mitologia e ruoli. Secondo il pensiero di Salvador Minuchin (1974) e Murray Bowen (1978), i legami familiari non solo formano il contesto originario del nostro sviluppo psichico, ma continuano a influenzare, anche in modo inconsapevole, le nostre scelte e modalità relazionali nell’età adulta. In questa cornice, la psicoterapia sistemico-relazionale si pone l’obiettivo di:

  • Riconoscere gli schemi relazionali disfunzionali;

  • Facilitare una nuova narrazione del Sé;

  • Promuovere una maggiore differenziazione emotiva tra individuo e sistema.


Tra neutralità e curiosità

Un elemento distintivo dell’approccio è il ruolo attivo ma non direttivo del terapeuta, che si colloca come “terzo osservatore” delle dinamiche familiari o relazionali. La terapia diventa uno spazio di co-costruzione, in cui emergono nuovi significati attraverso il dialogo, l’ascolto e la ristrutturazione narrativa (Anderson & Goolishian, 1992).


“La terapia non è la ricerca della verità, ma l’espansione del possibile.”

— G. Cecchin, G. Lane, & W. Ray (1994)


Applicazioni cliniche

La psicoterapia sistemico-relazionale è indicata in molteplici ambiti, sia individuali sia familiari, e può rivelarsi particolarmente efficace nei seguenti casi:

  • conflitti familiari o di coppia;

  • disturbi d’ansia, depressione, sintomi psicosomatici;

  • crisi evolutive legate al ciclo di vita (adolescenza, nascita di un figlio, separazioni, lutti);

  • difficoltà nella regolazione emotiva e nella comunicazione.


Non si lavora solo sui “contenuti” del problema, ma sulla qualità delle relazioni, sullo stile comunicativo e sulla ridefinizione dei ruoli, per favorire cambiamenti profondi e duraturi.

L’approccio sistemico-relazionale ci invita a spostare lo sguardo, a ricomporre le trame relazionali e a dare voce a quei legami che, spesso, contengono la chiave del cambiamento.


Riferimenti bibliografici principali

Anderson, H., & Goolishian, H. (1992). The client is the expert: A not-knowing approach to therapy. In McNamee & Gergen (Eds.), Therapy as social construction.

Boscolo, L., & Cecchin, G. (1988). Paradosso e controparadosso. Milano: Feltrinelli.

Bowen, M. (1978). Family therapy in clinical practice. New York: Jason Aronson.

Minuchin, S. (1974). Families and Family Therapy. Cambridge, MA: Harvard University Press.

Von Bertalanffy, L. (1968). General System Theory: Foundations, Development, Applications. New York: George Braziller.

Watzlawick, P., Beavin, J. H., & Jackson, D. D. (1967). Pragmatics of Human Communication. New York: Norton.

Wiener, N. (1948). Cybernetics: Or Control and Communication in the Animal and the Machine. MIT Press.

 
 
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